Attore di spicco della ondata di street art milanese dei primi anni 2000, un fenomeno unico al mondo, negli anni successivi evolve e indirizza la sua ricerca verso una estetica completamente differente, via via più minimale, nelle forme e nei colori. Negli ultimi anni, dopo una parentesi che abbinava il figurativo ad informale, 2501 si è dedicato in modo assiduo alla realizzazione di opere astratte che sfruttano i contrasti creati dal bianco e nero.

Instancabile sperimentatore nelle tecniche pittoriche, ha dato straordinaria importanza all’utilizzo di strumenti che rendessero la realizzazione delle opere ancora più particolare e ricca di spunti: spazzole di ogni forma e dimensione usate come pennelli e stravaganti “macchine”, garantiscono ai suoi tratti ed alle sue composizioni una casualità che le rende ancora più particolari e difficilmente riproducibili.
Proprio grazie all’uso de “La Macchina” 2501 riporta in galleria il tema delle parformance: i lavori così realizzati infatti sono strettamente legati al “qui ed ora”, al contesto. Vicolo Folletto Art Factories ospita quindi questo momento per sottolineare come l’arte urbana abbia dei punti di contatto molto forti con le arti performative degli anni 60/70; momenti di sovrapposizione che possono essere ricercati tanto nella pratica più radicale, quella realizzata nelle strade e senza autorizzazioni, ma anche nelle declinazioni che vedono la galleria come l’ambiente più adatto per proseguire il percorso ed i ragionamenti iniziati nello spazio pubblico.

 

Leading actor of that unique phenomenon that was the Milanese street art of the early 2000s, he later evolved, directing his research towards a more and more minimal aesthetic.
In recent years, after a parenthesis that combined informal and figurative, 2501 has devoted assiduously itself to the realization of abstract works, that mainly exploit the contrasts created by black and white.
His main field of study is a creative process that transforms the limits into resources, and in this perspective, the artist selects the tools to be used as a consequence: spatulas of all shapes and sizes used as brushes and special “machines”, guarantee his traits and his compositions an absolute uniqueness.
The space-time limit, experienced in painting in railway depots, the limit in the availability of colors, the absence of a sketch, the patterns and the irregularities of the surfaces become the cornerstones on which to develop the works, abandoning any preconceived idea.
Painting is understood as a representation of pictorial time, that is, a representation of the moment and conditions where the painting is created, under any circumstances.
In this research context, “La Macchina” represents the process that takes the form of a sculpture with a defined function: modulating in real time a sound wave through the black graphic signs applied by whoever is using it, on a given white surface
in movement. Thanks to the use of “La Macchina” 2501 takes back in the gallery the theme of the performance: the works thus created are in fact closely linked to the “here and now”.

2501