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Pietro Masturzo

LA TERRA PROMESSA DEI GOLDBURT

maggio 2016 Fotografia Europea

 

L’esposizione, curata da Flavio Arensi, propone ventotto opere – ossia l’intero portfolio – dedicato al ciclo che racconta la vita della famiglia di coloni israeliani Goldburt, per la prima volta mostrata al pubblico.

La mostra di Pietro Masturzo (vincitore del World Press Photo Picture of the Year nel 2010) è un intenso reportage che racconta non soltanto le vicende famigliari dei coloni, ma il loro territorio e la precaria situazione della Cisgiordania. Le fotografie, che mettono in luce i contrasti e i paradossi di una esperienza di vita complessa, nascono da un soggiorno del reporter nelle terre occupate dalle frange coloniche d’Israele.

Lo stesso Masturzo spiega il senso del lavoro nel testo che accompagna il catalogo della mostra: «Oggi in Cisgiordania vivono circa 350.000 coloni israeliani, nonostante la loro permanenza su questo territorio sia considerata illegittima dalle Nazioni Unite, dalla Corte di Giustizia Internazionale e dalla Quarta Convezione di Ginevra. In questa terra di frontiera la vita costa poco ed è qui che Gedalia Goldburt ha deciso di trasferirsi insieme alla moglie Shira e ai loro sette figli, per realizzare il sogno di una vita semplice, religiosa e senza conflitti, lontano dal consumismo e dalla frenesia della città. Gedalia, il capofamiglia, è un ebreo americano che a ventitré anni si è trasferito in Israele dall’Ohio in cerca di una vita migliore e qui ha ricevuto “l’illuminazione”, avvicinandosi al movimento Na-Nach, una setta di ebrei ultra-ortodossi nata negli anni ’70, i cui membri sono famosi per i loro balli in strada al ritmo di musica techno rivisitata in chiave religiosa. Dopo il matrimonio con Shira, anche lei ebrea americana trasferitasi con la famiglia da New York, i due hanno vissuto in diversi luoghi in cerca del posto giusto dove mettere su una fattoria e scegliendo infine la Cisgiordania, dove, fin dal 1967 il governo israeliano ha favorito il trasferimento della sua popolazione civile con incentivi di ogni tipo (case e utenze a prezzi agevolati, trasporti e scuole gratuiti e naturalmente la sicurezza garantita dall’esercito)».

Nel suo saggio in catalogo Arensi nota quanto «Masturzo si aggiri in questi frangenti come il regista che accompagna l’osservatore, conferendo una visione d’insieme senza spingere verso una morale o un’analisi predefinita, anzi permette una lettura aperta da cui sorgono più domande che risposte. Istanze che ci richiedono uno sforzo di imparzialità e di simpatia, forse persino di immedesimazione, pur con tutti i rifiuti che possono stimolare. Perché fare questa vita? Perché costringere dei bambini a vivere nelle difficoltà di un ambiente circondato da asprezze di lotta? Perché addentrarsi in una dimensione tanto chiusa della religiosità? Perché accettare di essere una pedina sullo scacchiere dei politicanti?».

Il catalogo, pubblicato da Corsiero Editore è disponibile in galleria.

 

Pietro Masturzo

Teheran's roof tops

maggio 2016

Il 12 giugno del 2009 si sono svolte le elezioni presidenziali in Iran e il risultato è stato duramente contestato dalla popolazione. Per la prima volta dopo la Rivoluzione Islamica,gli Iraniani hanno espresso tutto il loro dissenso organizzando imponenti dimostrazioni contro il regime. Ma la protesta non si limitò a dimostrazioni in spazi pubblici. Ogni notte alle 10.00 i cittadini si riunivano sui tetti dei palazzi per continuare la loro protesta cantando "Allah u akbar". Ogni volta questi canti venivano interrotti da altri canti ancor più indignati di "Mag bar diktator" (morte al dittatore). Durante queste proteste le notti buie di Teheran erano rotte da ombre spettrali e voci inquietanti.

Sogni, memorie, emozioni e speranze si aggiravano come fantasmi sui tetti di Teheran.

 

Note biografiche

Pietro Masturzo (Napoli,1980) è un fotografo documentarista italiano.

Il suo lavoro si concentra su tematiche socio-politiche, con un interesse particolare verso la resistenza degli uomini in situazioni di oppressione e di violazione dei diritti umani. Dopo la laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Napoli si è dedicato unicamente alla Fotografia, lavorando principalmente in Myanmar, Repubblica Democratica del Congo, Ucraina, Egitto, Libia, Iran, Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza, documentando storie umane in situazioni di conflitto, anche quando impegnato a coprire i principali eventi di news. Il suo lavoro ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali, tra cui il prestigioso World Press Photo Picture of the Year, nel 2010, per il suo lavoro in Iran. Le sue fotografie sono apparse su numerosi giornali e riviste tra cui L’Espresso, Internazionale, La Stampa, Il Corriere della Sera, Io Donna, The New Yorker, The Financial Times, Le Monde, Stern, Geo, Marie Claire, Vanity Fair e molte altre. Vive e lavora tra Milano e il Medio Oriente, collaborando regolarmente con pubblicazioni italiane e internazionali, associazioni, ONG ed esponendo i suoi lavori in numerosi festival e gallerie.