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Mimmo Paladino

Opera grafica 1984-2008

10 novembre 2017 - 14 gennaio 2018

 

Dal 10 novembre al 14 gennaio, Vicolo Folletto Art Factories ospita l’opera grafica di Mimmo Paladino (Paduli, 1948), con una personale dedicata interamente a uno dei suoi linguaggi preferiti, l’incisione. La mostra, propone trentacinque opere – fra le quali alcuni dei capolavori firmati dall’artista campano, come la rara «Small Town», i sei fogli della serie «Atlantico», e le cartelle complete «Lacrimose», «Rabanus Maurus» e «Matematica».

Le grafiche, a partire da «Introibo ad altare dei» del 1984, segnano alcuni momenti fondamentali nello sviluppo tecnico e linguistico dell’opera di Paladino e mettono in evidenza alcuni temi a lui cari, come il rapporto con l’opera letteraria, che lo portò a rappresentare non pochi soggetti classici, dai temi omerici fino al «Pinocchio», un libro che Paladino ha più volte rappresentato e che sarà presente anche in questa occasione. Del 1986 è invece la cartella «Lacrimose», un lavoro sperimentale portato a termine nell’officina di Upiglio a Milano e senza dubbio uno dei momenti più alti del lavoro incisorio degli anni ottanta di Paladino. Dello stesso rigore la cartella completa «Atlantico» del 1987, altro vero e proprio capolavoro: un viaggio misterioso fra le suggestioni, le forme e le idee che stanno alla base della Transavanguardia.

Di grande interesse è anche la cartella completa del «Rabanus Maurus. De universo» dove Paladino interviene per rendere quella che viene considerata una delle prime enciclopedie del sapere occidentale, un puro pretesto d’immagine. Uno dei codici più antichi conservato all'abbazia di Montecassino, scritto in lingua beneventana, ha ispirato il maestro per la realizzazione di otto fogli grafici di grandi dimensioni, ideativamente complessi e di straordinarie qualità tecniche. Una scelta formale che Paladino ha usato con il massimo controllo, sovrapponendosi e integrandosi, ma senza cancellare, lo scritto e le immagini del codice.

Fra gli altri fogli spicca la serie completa di «Matematico», che allude a un altro motivo molto caro all’artista, che trova nella geometria, nell’architettura e, appunto, nell’ordine matematico un luogo di dialogo con la realtà. D’altronde, il mondo di Paladino è fatto di proporzioni e di numeri, come di cortocircuiti linguistici che sottendono comunque un ritmo logico e musicale. Fra le opere singole in esposizione merita poi di essere nuovamente citata «Small Town»: due grandi lastre che formano un’unica immagine quasi quadrata di due metri di lato. L’incisione, del 1990, mette in risalto non solo le possibilità tecniche di Paladino, ma anche la sua poetica di totale e assoluta libertà linguistica, in grado, alla fine degli anni Settanta, di offrire un forte slancio rinnovativo all’arte internazionale.

 

MIMMO PALADINO. OPERA GRAFICA 1984-2008

Reggio Emilia, Vicolo Folletto Art Factories (Vicolo Folletto, 1)

10 novembre 2017 – 14 gennaio 2018

 

Orari:                                                                                                                            

dal martedì al sabato, dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Chiuso il giovedì.

Note Biografiche

Nasce a Paduli (Benevento) il 18 dicembre 1948.

Si iscrive al Liceo Artistico, che frequenta dal 1964 al 1968. Muovendo dal clima comune del "concettuale", la prima fase dell'attività dell'artista s'incentra principalmente sulla fotografia. Tuttavia le eccezionali doti di disegnatore di Paladino non rimangono a lungo celate. Nel 1977 infatti realizza un grande pastello sul muro della galleria di Lucio Amelio a Napoli e partecipa inoltre alla rassegna "Internationale Triennale für Zeichnung" organizzata a Breslavia. Gli anni a cavallo tra il '78 e l'80 sono da leggersi come un periodo transitorio tra la posizioni concettuali sulle quali era assiso inizialmente e la rinnovata attenzione per la pittura figurativa. Le opere di questa fase sono in prevalenza dipinti monocromatici dalle tinte decise sui quali campeggiano strutture geometriche, ma anche oggetti ritrovati quali rami o maschere. Gli inizi degli anni ottanta, però, s'identificano sempre maggiormente con l'affermazione delle potenzialità di una pittura referenziale. Ad "Aperto '80", nell'ambito della Biennale di Venezia, il critico d'arte Achille Bonito Oliva propone la corrente della transavanguardia, di cui fanno parte Chia, Clemente, Cucchi e lo stesso Paladino. Le mostre alle quali l'artista campano partecipa in questi anni testimoniano quanto la sua pittura sia debitrice nei confronti del passato sia per i contenuti che per le forme, ma come al tempo stesso sia densa di simboli e capace di aprirsi a nuove prospettive. Grazie a mostre itineranti a personali l'arte di Paladino viene conosciuta all'estero dove riscuote immediatamente larghi consensi. Curioso indagatore e insaziabile sperimentatore di ogni tecnica artistica, Paladino si dedica anche all'attività incisoria. L'acquaforte, l'acquatinta, la linoleografia, la xilografia interpretano magistralmente il carattere spettrale delle sue figure primordiali.